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	<title>GulliverCinema 2011-2012 | Gulliver</title>
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	<description>Circolo Culturale - Dosolo</description>
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		<title>Il potere</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 15:32:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Sabato 21 e Domenica 22 Aprile 2012</b><br />
Regia di Augusto Tretti<br />GULLIVER EVENTI SPECIALI</b><br /> 4° Appuntamento della rassegna “Cinema e Potere” <br /><br /> Solo sabato dopo il film seguirà il forum con il critico cinematografico: <br />Ugo Brusaporco<br /><br />Girato a bassissimo costo il film è una satira feroce contro i  diversi sistemi di potere e allo stesso discorso ironico e critico sul cinema. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/Pubblicazione13-e1332433345920.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-2140" title="il potere" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/Pubblicazione13-e1332433271430-212x300.png" alt="" width="212" height="300" /></a>Regia: Augusto Tretti</p>
<p>Italia 1971 -86’-</p>
<p>Con: Paola Tosi, Massimo Campostrini, Ferruccio Maliga</p>
<p>Sceneggiatura:  Augusto Tretti</p>
<p>Girato a bassissimo costo il film è una satira feroce contro i  diversi sistemi di potere e allo stesso tempo discorso ironico e critico sul cinema. La censura non  toglierà un solo fotogramma al film ma osteggiato in tutti i modi  il suo autore, ritenuto politicamente scomodo, verrà emarginato, rimosso e dimenticato. Solo recentemente si assiste alla sua valorizzazione, è stato infatti presentato alla <strong>Mostra del Cinema di Venezia nel 2011 </strong>nella retrospettiva <strong>“Orizzonti 1960-1978”</strong> e la <strong>Cineteca di Milano</strong> si è occupata del suo restauro. In questo anno  il film è stato richiesto da molti cineclub di prestigio nazionale e internazionale.</p>
<p>Sabato 21 dopo il film si svolgerà il forum  con il critico cinematografico: <strong>Ugo Brusaporco</strong></p>
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		<title>Magnifica presenza</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 17:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Sabato 14 e Domenica 15 Aprile 2012 ore 21,15</b><br />Regia di Ferzan Ozpetek<br />Pietro ha 28 anni, arriva a Roma dalla Sicilia con un unico grande sogno: fare l’attore! E’ un ragazzo timido, solitario e l’unica confusionaria compagnia è quella della cugina Maria, apprendista avvocato dalla vita sentimentale troppo piena. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/magn.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2186" title="magn" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/magn.png" alt="" width="177" height="261" /></a>Regia di <span style="color: #000000;">Ferzan Ozpetek<a href="http://filmup.leonardo.it/personaggi/ferzanozpetek/index.htm"></a></span></p>
<p>Italia 2012 -115’-</p>
<p>Con: <span style="color: #000000;">Elio Germano</span><span style="color: #000000;">, </span><span style="color: #000000;">Margherita Buy</span><span style="color: #000000;">, </span><span style="color: #000000;">Vittoria Puccini</span><span style="color: #000000;">, Beppe Fiorello</span></p>
<p>Pietro ha 28 anni, arriva a Roma dalla Sicilia con un unico grande sogno: fare l’attore! E’ un ragazzo timido, solitario e l’unica confusionaria compagnia è quella della cugina Maria, apprendista avvocato dalla vita sentimentale troppo piena. Dividono provvisoriamente lo stesso appartamento legati da un rapporto di amore e odio in una quotidianità che fa scintille. Finalmente Pietro, trova una casa tutta per sé, un appartamento d’epoca, dotato di un fascino molto particolare. La felicità dura solo pochi giorni: presto cominciano ad apparire particolari inquietanti. E’ chiaro che qualcun altro vive insieme a lui. Ma chi? L’appartamento è occupato, ospiti non previsti disturbano la sua tanto desiderata privacy… Sono misteriosi, eccentrici, elegantissimi, perfettamente truccati. Si scatenano mille ipotesi e mille tentativi di sbarazzarsi di queste ingombrati presenze, finché poco a poco …</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Posti in piedi in paradiso</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 17:16:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Sabato 7  Domenica 8 e Lunedì 9 Aprile 2012 ore 21.15</b><br />Regia di Carlo Verdone<br />Ulisse, Fulvio e Domenico sono tre padri separati costretti a versare quasi tutto quello che guadagnano in alimenti e spese di mantenimento per ex mogli e figli...
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
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<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/postiinpiediinparadiso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2183" title="postiinpiediinparadiso" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/postiinpiediinparadiso.jpg" alt="" width="150" height="214" /></a>Regia di Carlo Verdone</p>
<p>Italia 2012 -119’-</p>
<p>Con: Carlo Verdone, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Micaela Ramazzotti</p>
<p>Ulisse (Carlo Verdone), Fulvio (Pierfrancesco Favino) e Domenico (Marco Giallini) sono tre padri separati costretti a versare quasi tutto quello che guadagnano in alimenti e spese di mantenimento per ex mogli e figli. Un tempo stimati professionisti, tutti e tre vivono ora in grandi difficoltà economiche e si ritrovano a sbarcare il lunario come possono. Dopo una serie di avventure tragicomiche, per i tre uomini giunge il momento di fare i conti con le proprie responsabilità. In loro aiuto arriveranno i figli. Saranno loro la chiave di volta che consentirà a Ulisse, Fulvio e Domenico di riprendere in mano la propria vita e di intravedere finalmente uno spiraglio di &#8220;Paradiso&#8221;…</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Cesare deve morire</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 17:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Sabato 31 Marzo e  Domenica 1 Aprile 2012 ore 21.15</b><br /> Regia : Paolo e Vittorio Taviani<br />Storia del  progetto teatrale: Giulio Cesare, costruito dal direttore del carcere e il regista teatrale. Il linguaggio universale di Shakespeare aiuta i detenuti-attori a immedesimarsi nei personaggi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/cesaredevemorire.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2173" title="cesaredevemorire" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/cesaredevemorire.jpg" alt="" width="150" height="214" /></a></p>
<p>Regia : Paolo e Vittorio Taviani</p>
<p>Italia 2012 -76’-</p>
<p>Con: Cosimo Rega, Salvatore Striano, Giovanni Arcuri, Antonio Frasca</p>
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<p>Storia del  progetto teatrale: Giulio Cesare, costruito dal direttore del carcere e il regista teatrale. Il linguaggio universale di Shakespeare aiuta i detenuti-attori a immedesimarsi nei personaggi. Il percorso è lungo: ansie, speranze, gioco. Sono i sentimenti che li accompagnano nelle loro notti in cella. Arriva il desiderato e temuto giorno della prima. Il pubblico è numeroso e eterogeneo: detenuti, studenti, attori, registi. Giulio Cesare torna a vivere, ma questa volta sul palcoscenico di un carcere.</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Paradiso amaro</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Feb 2012 21:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Sabato 24 e Domenica 25 Marzo 2012 ore 21.15</b><br />
Regia di Alexander Payne<br /><br />Quando sua moglie entra in coma in seguito ad un incidente in barca al largo di Waikiki, Matt King (George Clooney), padre di due figlie, dovrà riesaminare il proprio passato e affrontare gli imprevisti del futuro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/paradiso.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1866" title="paradiso" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/paradiso.jpeg" alt="" width="117" height="166" /></a> <strong>Sabato 24 Domenica 25 alle ore 2</strong>1.15</p>
<p>regia di Alexander Payne</p>
<p>U.S.A. 2011 -110’-</p>
<p>con: George Clooney, Shailene Woodley, Amara Miller, Nick Krause</p>
<p>Quando sua moglie entra in coma in seguito ad un incidente in barca al largo di Waikiki, Matt King (George Clooney), padre di due figlie, dovrà riesaminare il proprio passato e affrontare gli imprevisti del futuro. Rimasto solo, cercherà di ricucire il rappor-to con le figlie, la matura Scottie di 10 anni e la ribelle Alexandra di 17. Quando Alexandra rivela al padre che la madre, al mo-mento dell&#8217;incidente, si trovava con il suo amante, Matt inizia a riflettere sulla sua vita e capisce che deve darle una svolta. In-sieme alle due figlie intraprende un viaggio avventuroso alla ri-cerca dell&#8217;amante della moglie, durante il quale inizierà a rico-struire la sua vita e la sua famiglia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il sorriso del Capo</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 14:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Regia di Marco Bechis</b><br />GULLIVER EVENTI SPECIALI</b><br /> 3° Appuntamento della rassegna “Cinema e Potere” <br /><br />
<b>Sabato 17 e Domenica 18 ore 21.15</b> <br />
<b>Solo sabato, dopo la proiezione, seguirà l'incontro con il regista Marco Bechis</b><br />L'autore di Garage Olimpo racconta l'educazione fascista di un paese. Attraverso sorprendenti filmati dell'archivio Luce (cinegiornali, ma anche veri e propri film) mostra i metodi della propaganda, la vita quotidiana, i dettagli più rivelatori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/Il-sorriso-del-Capo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1949" title="Il sorriso del Capo" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/Il-sorriso-del-Capo.jpg" alt="" width="250" height="158" /></a>Italia 2011 –73’-</p>
<p>Produzione: Cinecittà Luce, Karta Film</p>
<p>L&#8217;autore di Garage Olimpo racconta l&#8217;educazione fascista di un paese. Attraverso sorprendenti filmati dell&#8217;archivio Luce  (cinegiornali, ma anche veri e propri film) mostra i  metodi della  propaganda, la vita quotidiana, i dettagli più  rivelatori. A fare da  filo conduttore, una voce (che resterà  enigmatica fin quasi alla  fine) racconta in prima persona  cosa significa crescere sotto  il fascismo.</p>
<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/bechis-Articolo-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2097" title="Intervista a Bechis (2)" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/03/bechis-Articolo-2-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a></p>
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<p>ILVO DIAMANTI , <strong>Quel sorriso del Capo lungo più di vent’anni</strong> dal quotidiano: La Repubblica   27 novembre 2011</p>
<p>Chi pensa che la costruzione del consenso e il culto del leader attraverso i media siano un&#8217;invenzione recente, brevettata da Silvio Berlusconi, per ricredersi deve guardare Il sorriso del Capo. Un film di Marco Bechis e Gigi Riva, presentato in anteprima al Festival di Torino. È una catena di documenti d&#8217;epoca dell&#8217;Istituto Luce in gran parte inediti.<br />
Accompagnati dalla voce narrante di Riccardo Bechis, padre del regista. In quel tempo borghese &#8220;medio&#8221;, residente proprio a Torino. L&#8217;intero film documenta la cura posta dal regime nel proporre e manovrare una complessa macchina del consenso, che non trascura nessun luogo e nessuno strumento di propaganda. La scuola, anzitutto, e poi i media allora più popolari. La radio, i giornali, il cinema. (Come hanno ben dimostrato, fra gli altri, gli studi dello storico Mario Isnenghi). Veicoli di miti attraenti perché &#8220;comuni&#8221; alla &#8220;gente comune&#8221;. La Famiglia, la Patria, la Nazione. La Modernità. Riassunte, tutte insieme, nella persona del Capo. Come sottolineano le immagini del comizio che scandisce i passaggi del film. Si svolge a Torino. Capitale della rivoluzione industriale italiana. Così come Mussolini è il padre della rivoluzione fascista. E del Partito &#8220;nuovo&#8221;, per usare le parole del Duce. Il quale si rivolge alla piazza gremita in modo quasi familiare.</p>
<p>&#8220;Personale&#8221;. Più che arringare la folla, egli sembra dialogare con essa. Assecondato dai gerarchi che lo affiancano sul palco. Seguendo un copione recitato a braccio, ma comunque sperimentato con sapienza. Difficile non tentare paralleli con il presente. Ma occorre guardarsi dall&#8217;equiparare periodi e fenomeni tanto distanti e distinti. I documenti del film suggeriscono, semmai, di cercare nella società e nella tradizione nazionale le radici di una cultura popolare e di massa che Berlusconi, in particolare, ha ri-scoperto e ri-prodotto. In modo più efficace e con strumenti più potenti di altri. Senza reprimere la democrazia, ma, anzi, sfruttando le opportunità offerte dal trionfo dell&#8217;opinione pubblica e dei media. In una parola: della &#8220;democrazia del pubblico&#8221;, come l&#8217;ha definita Bernard Manin. Denominatore comune: il populismo, inteso come scambio diretto, identificazione tra la &#8220;gente&#8221; e il &#8220;capo&#8221;. Mussolini lo ha interpretato e alimentato attraverso le manifestazioni di massa e di piazza. Ma anche attraverso il ricorso ai media del tempo. Attraverso narrazioni  -  oggi si parlerebbe di story telling  -  che celebrano il culto del capo. D&#8217;altra parte, il consenso si è consolidato attraverso il Partito nuovo, che trasferisce e traduce la rivoluzione nella vita quotidiana. Si confonde con il sistema educativo. Un modello rielaborato dai partiti di massa del dopoguerra. I quali hanno organizzato la vita quotidiana delle persone, sul territorio e nella società. Accompagnando i militanti, per usare una celebre formula di Sigmund Neumann, &#8220;dalla culla alla tomba&#8221;. Il fascismo, infine, costruisce e amplifica il sostegno della società attraverso la sindrome del Nemico. In particolare, dello Straniero. Contro il messaggio anti-italiano della propaganda estera e di chi la asseconda in patria. (E in ciò il richiamo alla nostra storia recente). Soprattutto nell&#8217;ultima fase, quando la guerra incombe. C&#8217;è un passaggio del comizio, davvero straordinario, nel quale Mussolini oppone il &#8220;suo&#8221; popolo &#8211; con il quale il Capo ha un rapporto diretto &#8211; al popolo &#8220;inventato&#8221; dagli americani &#8220;per dargli dei bisogni immaginari&#8221;. Quasi un&#8217;anticipazione dell&#8217;Uomo a una dimensione di Marcuse. Il film di Bechis e Riva, oltre che suggestivo, è utile. Per non dimenticare. Contro l&#8217;abitudine di rileggere il passato selettivamente e strumentalmente. Di condannarlo oppure rivalutarlo in base alle pulsioni e agli interessi del presente. Com&#8217;è avvenuto, puntualmente, negli ultimi anni, nei confronti del fascismo. Il quale non è un &#8220;buco nero&#8221; della nostra storia. Ma un&#8217;esperienza che ha segnato le stagioni successive dell&#8217;Italia repubblicana e della nostra democrazia. Accompagnato da un consenso diffuso. Durato a lungo e dissolto in fretta, insieme alla guerra e alla disfatta. All&#8217;offensiva degli alleati. Il nemico. Accolto con lo stesso entusiasmo riservato al Duce e al regime, fino a pochi mesi prima, come mostrano i documenti dell&#8217;Istituto Luce. Riccardo Bechis, di fronte alle immagini di esultanza popolare intorno al Duce nella piazza di Torino, dove anch&#8217;egli era presente, commenta: &#8220;A rivederlo oggi, quell&#8217;uomo, mi sembra Charlot. Eppure quasi mi vergogno ad ammettere che allora quelle parole mi avevano preso. Convinto. Commosso&#8221;. A conferma che l&#8217;infatuazione popolare esercitata dal &#8220;Sorriso del Capo&#8221; non era il semplice derivato di un potere autoritario violento. Emergeva, invece, da una macchina del consenso sapiente ed efficace. Che attingeva dai riferimenti della tradizione e del senso comune. O viceversa: emergeva dalla tradizione e dal senso comune, modellati e riprodotti da una macchina del consenso sapiente ed efficace. Un&#8217;indicazione, questa sì, utile per leggere anche la stagione più recente della nostra storia repubblicana.</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Arthur e la guerra dei due mondi</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 16:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[Regia Luc Besson<br /><b>Domenica 18 ore 15.30</b><br />GULLIVER  BIMBI<br /><br />                      

Arthur, insieme ai suoi inseparabili amici Selenia e Betameche é fortemente deciso ad impedire che il piano di Maltazard]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/artur.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1884" title="artur" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/artur.jpeg" alt="" width="188" height="268" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Regia Luc Besson</p>
<p>Francia, U.S.A. 2010  -101’-</p>
<p>con le voci di: Freddie Highmore,              Mia Farrow, Selena Gomez,</p>
<p>Arthur, insieme ai suoi inseparabili amici Selenia e Betameche é fortemente deciso ad impedire che il piano di Maltazard, conquistare il mondo, venga portato a termine. Maltazard è ormai alto 2 metri e 10. Solo Arthur e i suoi amici Selenia e Betameche, tutti e tre in versione Minimei, possono fermarlo. Dall&#8217; &#8220;alto&#8221; dei loro 2 millimetri dovranno fare ricorso a tutta la loro immaginazione e al loro ingegno per contrastare i machiavellici piani di Maltazard .</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Polisse</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 15:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Sabato 10 e Domenica 11 Marzo 2012 ore 21.15</b><br />Regia di Maïwenn Le Besco<br /><br />

Incaricata dal Ministero dell'Interno per la realizzazione di un'intervista, Mélissa, incontra Fred, il ribelle della Squadra protezione minori di Parigi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/polisse.jpg"></a><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/polisse2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1906" title="polisse" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/polisse2.jpg" alt="" width="150" height="212" /></a> Regia di Maïwenn Le Besco</p>
<p>Francia 2011 -127’-</p>
<p>con: Maïwenn Le Besco, Riccardo Scamarcio, Nicolas Duvauchelle</p>
<p>Incaricata dal Ministero dell&#8217;Interno per la realizzazione di un&#8217;intervista, Mélissa, incontra Fred, il ribelle della Squadra protezione minori di Parigi. Il ragazzo, non smentisce la sua reputazione, ed inoltre non impiega molto ad innamorarsi della bella fotografa, la quale sarà combattuta sullo scegliere tra il marito François, che la tradisce, e l&#8217;affascinante Fred. Premio per la regia a Cannes 2011</p>
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<p>Recensione da <strong>Sentieri selvaggi</strong></p>
<p>Sprigiona un’energia contagiosa il terzo film da regista di Maïwenn Le Besco, talentuosa attrice francese dal fascino singolare: nonostante le dichiarate ed edificanti buone intenzioni che ne costituiscono la ragion d’essere rendano inclini a perdonare una troppo evidente grossolanità di fondo, il film molto spesso si lascia andare a ingenuità che più che far sorridere fanno storcere il naso. L’esempio più eclatante è la sequenza in cui i poliziotti protagonisti, detective del distretto parigino Bpm (<em>Brigade de Protection des Mineurs</em>), dopo aver rastrellato un campo rom portando via tutti i bambini presenti stipandoli in un autobus, assistono all’improvvisa gioia dei piccoli che si mettono a ballare scatenati tra i sedili del mezzo a ritmo di un brano dance-pop, esprimendo con la danza la felicità per la loro nuova condizione di libertà.</p>
<p>Sono tutti evidentemente profondamente buoni gli sbirri di <em>Polisse</em>, ognuno di loro seguito con lo stile ‘sporco’, sballonzolante e documentaristico che ci si aspetta nella quotidianità del proprio mestiere, e nell’intimità della propria vita privata: anche se il taglio assume da subito ritmi e stilemi adatti a schermi magari più ‘piccoli’, così come viene a galla una sorta di mini-serialità interna alle vicende sentimentali e ai casi da risolvere, allo stesso modo va detto che in più di una sequenza il film lascia pensare ad esempi ‘alti’ della cinematografia di casa – quantomeno un’attenzione “alla Cantet” al linguaggio spurio del melting pot stradaiolo-giovanile di Belleville, e un paio di lunghissime sfuriate senza tregua in bocca a personaggi femminili incazzati degni del miglior Kechiche.</p>
<p>L’inadeguatezza dello sguardo della regista, che appiattisce purtroppo alcuni brutti momenti come la sparatoria nel centro commerciale e l’assurdo suicidio finale, è allora puntualmente riscattata dalle strepitose e muscolari performance di tutto il cast: soprattutto la compagine femminile sorprende per la potenza schiettissima delle interpretazioni (l’altra estenuante sequenza in cui tutte le poliziotte si lasciano andare in pista da ballo in discoteca è forse un regalo di Maïwenn alle proprie attrici), mentre tra i piedipiatti spicca il gigantesco e bravissimo Joeystarr (attore tv ma soprattutto stella del rap francese), volto, fisico e voce cavernosa da <em>polar </em>d’altri tempi, nel ruolo classico del poliziotto intemperante e violento ma dal cuore d’oro.</p>
<p>Sviluppare tutte queste figure è un piccolo miracolo in cui riesce a mantenersi l’equilibrio del film.</p>
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		<title>Albert Nobbs</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 15:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Sabato 3 e Domenica 4 Marzo 2012 0re 21.15</b><br />
Regia di Rodrigo García<br /><br />
La pluripremiata attrice Glenn Close (Albert Nobbs) indossa i panni di una donna coinvolta in un insolito triangolo amoroso. Travestita da uomo per poter lavorare e sopravvivere nell’Irlanda del XIX secolo, più di trent’anni dopo si ritrova prigioniera della sua stessa finzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/AlbertNobbs.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1830" title="AlbertNobbs" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/02/AlbertNobbs.jpg" alt="" width="184" height="274" /></a><br />
Regia di Rodrigo García</p>
<p>Regno Unito 2011 -113’-</p>
<p>con Glenn Close, Mia Wasikowska, Jonathan Rhys Meyers</p>
<p>La pluripremiata attrice Glenn Close (Albert Nobbs) indossa i panni di una donna coinvolta in un insolito triangolo amoroso. Travestita da uomo per poter lavorare e sopravvivere nell’Irlanda del XIX secolo, più di trent’anni dopo si ritrova prigioniera della sua stessa finzione.</p>
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<p>Fabio Ferzetti<strong>, </strong><strong>Albert Nobbs: un uomo di nome Glenn Close </strong>dal quotidiano  Il Messaggero</p>
<p>Dopo una lunga giornata di lavoro e autocontrollo il compassato Albert Nobbs, naso importante e vaga somiglianza con Spencer Tracy, si ritira nella sua stanza per riposare. Prima però conta le mance, scribacchia su un taccuino, nasconde le monete sotto il parquet, getta un’occhiata alla misteriosa foto di una giovinetta e finalmente inizia a spogliarsi, allentando le fasce che comprimono il seno sotto il tight d’ordinanza.</p>
<p>Uso a servir tacendo, l’inappuntabile Albert Nobbs è infatti una donna, di cui non sapremo mai nemmeno il nome. Una figlia illegittima, cresciuta malamente nella Dublino miserabile fine ’800, e ora cameriere in un grande albergo senza che nessuno sospetti la sua identità.</p>
<p>Tratto da un racconto dell’irlandese George Moore, Morrison’s Hotel, Dublino (Tranchida, in ristampa col titolo del film), adattato per le scene dalla francese Simone Benmussa nel ’77 e interpretato da attrici diversissime anche fisicamente, da Susannah York a Juliet Berto, da Maddalena Crippa a Aurore Clément, Albert Nobbs è stato per anni un cavallo di battaglia di Glenn Close a teatro. In una versione che però evitava il naturalismo e i problemi di rappresentazione connessi, ricorrendo addirittura al mimo per alcune scene. Mentre per raccontare con linguaggio volutamente piano non solo Nobbs ma trame e sottotrame del suo mondo, il film di Rodrigo Garcia, scritto (con John Banville), prodotto e dominato da Glenn Close, si perde invece in forzature e stridori che minano la forza di un racconto fin troppo nutrito di suggestioni.</p>
<p>Al dramma dell’identità e di quella vita bloccata nella finzione, Nobbs aggiunge infatti lo scontro con le convenzioni e le ipocrisie dei ricchi clienti (bella la scena dei giovani blasonati che si danno al bel tempo in abiti femminili sotto il suo sguardo impassibile). Nonché la paradossale consapevolezza di non essere sola. Anche l’imbianchino dell’albergo è infatti una donna in abiti maschili (la notevole Janet McTeer, candidata all’Oscar con Glenn Close). Che però avendo risolto felicemente, si fa per dire, la faccenda, riporta a galla i sogni più folli e repressi del povero Nobbs che va a incapricciarsi dio solo sa perché di una giovanissima collega (Mia Wasikowska).</p>
<p>Troppi eventi insomma, e troppi registri, per un film che solo a tratti mette davvero le ali, lasciando intravedere cosa avrebbe potuto dare il cinema al soggetto. Come nella scena in cui McTeer e Close si concedono una passeggiata al mare, per una volta in abiti femminili, in un’esplosione di sensualità e gioia di vivere che ci avvicina &#8211; finalmente &#8211; un personaggio sempre un po’ congelato nella sua ostentata diversità.<strong> </strong></p>
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		<title>E ORA DOVE ANDIAMO?</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 15:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gulliver</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema 2011-2012]]></category>

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		<description><![CDATA[<b>Sabato 25 e Domenica 26 Febbraio 2012 ore 21.15</b><br />
Regia di Nadine Labaki<br /><br />

Sul bordo di una strada dissestata, un corteo di donne avanza in processione verso il cimitero del villaggio.  Alcune di loro portano un velo, altre indossano croci di legno, ma tutte sono vestite di nero, unite da una sofferenza condivisa. Giunta alle porte del cimitero, la processione si divide in due congregazioni: musulmani da una parte e cristiani dall'altra. L'impensabile amicizia tra queste donne supera, contro ogni aspettativa, tutti i punti di contrasto religiosi che creano scompiglio nella loro società. Grazie alla loro straordinaria inventiva, mettono in atto dei piani esilaranti cercando di distrarre gli uomini del villaggio, in modo da allentare la tensione interreligiosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/01/e-ora-dove-andiamo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1662" title="e ora dove andiamo" src="http://www.circologulliver.it/wp-content/uploads/2012/01/e-ora-dove-andiamo.jpg" alt="" width="150" height="214" /></a></p>
<p>Sabato 25 e Domenica 26 Febbraio 2012 ore 21.15</p>
<p><strong>E ORA DOVE ANDIAMO?</strong></p>
<p>Regia di Nadine Labaki</p>
<p>Francia Libano 2011 -110’-</p>
<p>con : Nadine Labaki, Claude Msawbaa, Antoinette El-Noufaily,</p>
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<p>Sul bordo di una strada dissestata, un corteo di donne avanza in processione verso il cimitero del villaggio.  Alcune di loro portano un velo, altre indossano croci di legno, ma tutte sono vestite di nero, unite da una sofferenza condivisa. Giunta alle porte del cimitero, la processione si divide in due congregazioni: musulmani da una parte e cristiani dall&#8217;altra. L&#8217;impensabile amicizia tra queste donne supera, contro ogni aspettativa, tutti i punti di contrasto religiosi che creano scompiglio nella loro società. Grazie alla loro straordinaria inventiva, mettono in atto dei piani esilaranti cercando di distrarre gli uomini del villaggio, in modo da allentare la tensione interreligiosa.</p>
<h2><span style="color: #ff0000;">Recensione al film di Paolo Mereghetti               (Critico Cinematografico)</span></h2>
<p>Quando la realtà è troppo dura e cupa per essere raccontata in maniera realistica, allora può venire in aiuto la favola, la trasfigurazione fantastica, capace di parlare di cose tragiche con inediti tocchi di leggerezza. È la strada scelta da Nadine Labaki per il suo nuovo film, E ora dove andiamo?, presentato al festival di Cannes e poi premiato dal pubblico a Toronto.</p>
<p>L’ambientazione è perfettamente realistica: un villaggio semi-isolato dal resto del Paese per via delle mine inesplose che rendono impraticabili le terre circostanti e per colpa di un ponte semidistrutto. Una specie di «isola felice», miracolosamente salvata dalla guerra tra cristiani e musulmani che insanguina il resto del Paese, senza vere coordinate geografiche ma abbastanza facilmente riconducibile al Libano e alla guerra fratricida che lo insanguina. E che insanguinerebbe anche questo paesello, dove la chiesa si affaccia sulla stessa piazza su cui c’è la moschea, se non fosse per lo sforzo congiunto delle donne delle due comunità, molto più sensibili degli uomini ai dolori e ai lutti che porterebbe la guerra.</p>
<p>Il film si apre e si chiude su un funerale e tutto il film è costruito per raccontare come si possa evitare che le due comunità finiscano per scegliere strade opposte. Da una parte i musulmani e dall’altra i cristiani. Una sfida che la regista, anche attrice nei panni della volitiva vedova Amale, affronta mescolando le scelte di stile, proprio come mescola quelle narrative. Lo svela fin dalle primissime inquadrature, dove il corteo funebre delle donne finisce per rispondere più ai richiami della musica che a quelli dei defunti, trasformando così la dolente processione verso i due cimiteri (quello cristiano e quello musulmano) in un balletto coreografato. E lo fa con uno scarto di senso che introduce le scelte di regia della Labaki: utilizzare la musica quando i dialoghi rischierebbero di banalizzare le azioni, per aggirare lo scoglio del realismo e della verosimiglianza, così come i tempi e le battute della commedia riescono a trasfigurare la durezza drammatica della quotidianità.</p>
<p>È una scelta rischiosa, che qualche volta dà l’impressione di una (facile) via di fuga ma che più spesso riesce a moltiplicare e pantografare sentimenti e passioni. Come nella bella scena in cui la cristiana Amale, vedova e proprietaria del bar del villaggio, riesce a «dire» il proprio amore al muratore mussulmano Rabih (Julien Farhat): nella fantasia della regista, solo le note e i versi musicali sono capaci far superare gli ostacoli di una cultura e una tradizione che non concepisce amori interrazziali.</p>
<p>E così, tra uno squarcio musicale e un’invenzione surreale (c’è anche un «miracolo» della Madonna), il film riesce a iniettare nuova vitalità a un’idea non nuovissima, quella dell’innato pacifismo femminile di fronte alla bellicosità maschile. E lo fa evitando ogni possibile caduta nel moralismo e nella correttezza politica ma finendo per prendere di mira proprio il nocciolo della questione medio-orientale: l’apparente impossibilità di convivenza tra etnie e religioni diverse. Per questo alcune delle trovate più riuscite del film finiscono per chiamare in causa la fede e alcuni dei suoi simboli, senza i quali il film darebbe l’impressione di voler chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Come nel finale che ribalta le prospettive per costringere i personaggi del film (ma anche gli spettatori) a misurarsi fino in fondo con il nodo della propria identità.</p>
<p>In mezzo succede di tutto, di divertente e di tragico, di doloroso e di allegro, dalla visione collettiva dell’unica televisione del villaggio (nell’unico punto in cui l’antenna può cogliere il segnale) all’arrivo di un gruppo di bellezze ucraine, «affittate» dalle donne del villaggio per distrarre i loro mariti dai venti di guerra.</p>
<p>Ma è soprattutto il senso dell’operazione che colpisce e fa superare qualche inevitabile slabbratura: rileggere la cronaca più dolorosa della propria terra (la Labaki è libanese) con la voglia di trovare un altro modo di pensare e di agire, capace di spezzare i troppi luoghi comuni che ingessano le scelte quotidiane e ossessionano i cuori e le mente di troppe persone. Chiamando in causa la fantasia dove altre qualità hanno finora fallito.</p>
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